CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO: la costruzione attuale venne edificata sul luogo in cui sorgeva in precedenza l’Oratorio detto del Suffragio, luogo di sepoltura destinato a ricordare la drammatica pestilenza del 1630. Il complesso era affidato alla Confraternita dei Disciplini Neri. Al 1712 risale il progetto di Giovan Battista Caniana, che iniziava così, proprio con la realizzazione di questa chiesa, la sua prestigiosa carriera di architetto.
Il nuovo edificio, dedicato a San Michele Arcangelo, protettore delle anime del Purgatorio, venne consacrato nel 1721 e continuò la precedente vocazione funeraria divenendo sede di sepoltura, durante il corso di tutto il Settecento, per molte delle più importanti famiglie di Alzano (presso il portale d’ingresso sono sepolti lo stesso Giovan Battista Caniana ed i figli Caterina e Giuseppe).
La facciata caratterizzata dalle sei grandi colonne corinzie e dalla copertura a timpano venne progettata solo alla fine del Settecento, in epoca neoclassica, da Giacomo Martino Caniana, il nipote di Giovan Battista.
La Chiesa presenta una pianta basata su una croce greca sormontata da un’aerea cupola ellittica sorretta da pennacchi e avente la particolarità di presentarsi con l’asse maggiore trasversale rispetto al percorso della navata. Le pareti sono scandite da grandi paraste ad ordine gigante sorreggente una marcata trabeazione continua, che dona allo spazio interno un aspetto avvolgente e plastico. Il tutto rispondente ad una visione decisamente scenografica, tipica dell’architettura barocca dell’epoca.
Il presbiterio, a base quadrata, è anch’esso sormontato da una cupoletta ellittica e chiuso sul fondo da un’abside semicircolare.
L’altare maggiore, in legno dipinto a simulare marmi preziosi, è opera della bottega dei Caniana, come le due cantorie che inquadrano l’arco trionfale e il pulpito. Agli estremi dei bracci trasversali della “croce greca” sono posizionati due altari laterali in marmo, l’uno dedicato a Sant'Ignazio di Loyola, l’altro alla Madonna del Carmine.
Fra i dipinti spiccano le tre grandi tele absidali, opera di Giovanni Carobbio (una è firmata e datata 1724), rappresentanti temi legati alla figura di San Michele Arcangelo: San Michele caccia gli angeli ribelli dal Paradiso, La Trinità con San Michele e le anime purganti, San Michele annuncia a Papa Gregorio Magno la fine della peste in Roma. L’intero ciclo pittorico è caratterizzato dalla composizione elaborata e dalla vivacità coloristica, tipiche del pittore nativo di Nembro.
La complessa decorazione della cupola, probabile opera di Vincenzo Orelli, infine, dove membrature architettoniche, pittura e stucchi si fondono in un’accesa e suggestiva scenografia teatrale, tende a trascendere lo spazio reale e terreno, risucchiando verso l’alto lo sguardo dello spettatore. Al di là dei pennacchi, ornati con figure di Profeti si è accolti dagli angeli, che si stagliano oltre la cornice dorata e le cui trombe annunciano il giorno del Giudizio Finale, e da immagini che ci conducono a meditare Nascita, Morte e Resurrezione del Cristo, nella certezza di ottenere attraverso il Suo salvifico sacrificio, oltre la morte terrena, la certezza del Paradiso.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Chiesa di San Michele Arcangelo