LA NAVATA CENTRALE: l’interno della Basilica di San Martino, in stile barocco, ha la pianta suddivisa in tre navate, una maggiore assai più ampia e solenne, e due laterali, più composte ed leganti, affiancate da una serie di cappelle, che, col loro deciso risalto strutturale, danno forte plasticità alle pareti di contenimento. La lunghezza totale è di metri 47,10 per una larghezza di metri 23,50, mentre l’altezza è di metri 17,85 per la navata centrale e di metri 9,35 per quelle laterali. Gli elementi architettonici, colonne, capitelli, archi, porte, pur nell’uso di stili diversi, presentano nell’insieme una forte armonia. La divisione fra le navate è ottenuta dalla presenza di quattro robusti pilastri agli angoli, presso la controfacciata e verso il presbiterio, e da una serie di colonne in marmo di Zandobbio. I capitelli a volute ioniche, pur nella simmetria e nella compostezza classicheggiante che li contraddistingue, presentano una decorazione a cherubini molto cara alla sensibilità barocca.
Gli archi che uniscono le colonne sono poi poggianti su elementi trabeati, che, nelle colonne isolate ricordano il “pulvino” bizantino e danno slancio verticale snellendo la colonna stessa Ne consegue una estrema varietà d’impianto, che ammorbidisce l’imponenza delle dimensioni e tende a dilatare la percezione degli spazi.
Gli archi sono chiusi superiormente da un cornicione che, con il suo deciso aggetto serve d’imposta alla copertura voltata. Qui corre una ricca fascia decorata con bellissimi stucchi del ticinese Giovanni Angelo Sala. Tra questi spicca una serie di notevoli statue ad altorilievo, con figure allegoriche rappresentanti una serie di Virtù a grandezza quasi naturale, che ornano le ghiere degli archi e gli spazi tra essi intermedi.
La volta centrale, divisa in tre grandi campate e scompartita in riquadri, è ornata anch’essa di stucchi, ancora opera della bottega dei Sala, che letteralmente sommergono le membrature architettoniche. Si tratta di una complessa decorazione allegorica che assume aspetti ridondanti e stupefacenti, che ben si legano alla sensibilità barocca del periodo, che tende con l’arte a comunicare messaggi, anche assai complessi, parlando ai sentimenti, emozionando e lasciando sbalordito l’osservatore, in una visione altamente teatrale e scenografica.
Al centro di ogni campata è inserita tra la decorazione a stucco una grande tela in un medaglione di formato ovale. Si tratta di tre tele raffiguranti episodi miracolosi di San Martino (San Martino scaccia i demoni, La morte di san Martino, San martino resuscita un bambino), opera di Pier Paolo Raggi, un pittore nato a Vienna nel 1646, ma di origini genovesi, e stabilitosi a Bergamo nel 1690, data corrispondente alla messa in loco dei dipinti per la Basilica di Alzano.
Sopra i peducci all’imposta delle volte e sopra i finestroni delle pareti laterali sta poi una serie di lunette nelle quali sono dipinti dodici affreschi di Giuseppe Pozzi, pittore di origine svizzera, rappresentanti episodi e scene di martirio legate alla vita degli Apostoli e altri santi, caratterizzati da tinte chiare e vivaci, tipiche del linguaggio pittorico tardo barocco.