LA CAPPELLA DEL ROSARIO: la Cappella del Rosario, cui si accede dalla navata sinistra della chiesa e la cui ideazione progettuale va sempre ricondotta all’attività del Quadrio, appare come un tempio a se stante, un vero e proprio gioiello per i suoi ricchi marmi, gli stucchi dorati, gli affreschi e le preziose tele. Terminata nella parte muraria già nel 1677, si presenta con una simbolica forma ottagonale e già nell’arco di accesso si evidenzia la tematica mariana che contraddistingue tutto il complesso apparato decorativo: racchiusi in eleganti cornici dorate, opera a stucco del luganese Vincenzo Camuzio, stanno i quindici medaglioni dipinti a fresco da parte del milanese Federico Ferrario, rappresentanti i “Misteri del Rosario”.
La volta, scandita dai complessi stucchi del Camuzio, datati al 1764, è dipinta a fresco da Giuseppe Antonio e Vincenzo Angelo Orelli, nella parte centrale, con la raffigurazione dell’Incoronazione della Vergine, che, nello studio prospettico e coloristico, accentua illusionisticamente lo sfondamento verso l’alto dello spazio reale, e all’intorno con le figure dei profeti che secondo la tradizione predissero in varie modalità la venuta di Maria.
Al centro della cappella è situato un altare di forme monumentali, la cui prima esecuzione venne affidata, nel 1698, ad Andrea Fantoni, che si avvalse della collaborazione del ticinese Pietro Mazzetti. L’altare fu poi ridisegnato da Giuseppe Caniana nel 1754. Dell’iniziale opera del Fantoni resta in particolare il bellissimo paliotto con raffigurata la nascita della Vergine, caratterizzato dalla complessa composizione dinamica e dalla forte intensità emotiva dei personaggi, Si tratta della prima importante opera marmorea del maestro di Rovetta, che mostra già una notevole padronanza nella lavorazione del materiale lapideo.
La vicenda dell’arredo pittorico della Cappella del Rosario è piuttosto complessa Alla fine del Settecento vi fu infatti un radicale rinnovamento, in ottemperanza ai mutamenti stilistici del tempo. Così nella Cappella sono conservate tele vanno dalle opere seicentesche del Cavagna (Assunzione di Maria) e settecentesche del Cappella (Abigail che placa Davide), ad opere dei maggiori artisti del Neoclassicismo, dai lombardi Diotti (Benedizione di Isacco al figlio Giacobbe), Appiani (Giacobbe con Lia e Rachele), Dell’Era (Ester e Assuero) al romano Camuccini (Giuditta e Oloferne), fino ad uno degli artisti che segnano in modo più definito il passaggio alle nuove formule del Romanticismo, Giovanni Carnovali, detto Il Piccio, con la tela rappresentante Agar e Ismaele.
Consegnato in grande ritardo, nel 1863, dal maestro di Montegrino, il nuovo dipinto rispondeva ormai pienamente alle caratteristiche della poetica romantica ed apparve così assai diverso dai precedenti dipinti a cui doveva affiancarsi. Ne seguì una lunga polemica e alla fine il quadro fu rifiutato dai Fabbricieri della Basilica. Solo recentemente questo capolavoro della pittura ottocentesca italiana è stato dall’Accademia Carrara, nel frattempo entratane in possesso, dato in consegna alla Basilica di San Martino, tornando così alla sua originaria destinazione.

Cappella del Rosario

Cappella del Rosario