LA PRIMA SAGRESTIA: fu eretta, in un arco di tempo davvero breve: la decorazione a stucco, opera di quei Sala che avevano già ottenuto in precedenza la commissione per adornare la volta della chiesa doveva già essere terminata nel 1679, poiché in quell’anno i Fantoni, guidati da Grazioso il Vecchio, padre di Andrea, iniziarono l’esecuzione degli armadi. Questa sagrestia, realizzata per prima, fu anche quella che servì principalmente alla normale funzionalità di un tale luogo.
La sala, ampia e di forma rettangolare, è coperta a volta e su ognuno dei due lati maggiori vi sono tre grandi nicchie con armoniosamente inseriti sei grandi armadi: i “credenzoni” fantoniani.
Questi presentano nelle parti inferiori un tipo di ornato che discende da quello della “grottesca” manierista, e che faceva parte del repertorio della bottega di Rovetta, precedentemente a Grazioso. Il mondo vegetale dà vita ad una congerie di elementi irrazionali, cariatidi, telamoni, cartigli, racemi, maschere, che mescolano inaspettatamente il sacro all’incantesimo, la storia ad un immaginario favoloso.
Il programma iconografico è di impronta fortemente controriformista: i quattro armadi laterali più piccoli sono sovrastati dalle raffigurazioni dei Padri della Chiesa. Agostino, Gerolamo, Gregorio Magno, Ambrogio sono rappresentati al centro dei frontoni spezzati con al loro fianco si due angioletti che recano gli attributi specifici di ciascuno di loro.
I gruppi statuari dei due grandi armadi centrali raffigurano il primato assoluto del magistero della Chiesa Cattolica su ogni forma di eresia, con la Gloria di San Pietro Martire ed ai suoi fianchi il Trionfo dello Spirito ed il Trionfo della Morte; la Gloria di San Martino di Tours con un Arcangelo che debella le eresie e l’Arcangelo San Michele che scaccia gli angeli ribelli. Le statue sono animate da una vitalità propriamente barocca, con movimenti dinamici e schemi asimmetrici.
Sopra la porta d’ingresso, incorniciato in un ovale si trova il busto di Niccolò Valle che, nei tratti realistici del viso, rivela l’appartenenza ad una ritrattistica dal ricercato naturalismo e dal gusto squisitamente barocco, di area romana, poco comune nell’Italia Settentrionale. Il busto è probabilmente opera dello scultore Mazzetti, e malgrado manchino indicazioni sulla sua datazione, lo si può ritenere di poco posteriore alla morte del Valle (1656).
La grande bussola è invece è di epoca ottocentesca, ma sia il materiale utilizzato, il legno di noce, sia lo schema architettonico la inseriscono armoniosamente negli arredi preesistenti. Particolarmente ricco di valori simbolici è il fastigio, con le cicogne, richiamo alla Resurrezione, che proteggono l’urna funeraria del donatore; l’ape, simbolo dell’anima e del cristiano attivo, che richiama alla mente la laboriosità del mecenate e di un gufo, simbolo del vegliare cristiano nell’attesa dell’ultimo giorno. Due putti laterali sopra l’architrave, uno tiene in mano un rotolo, il testamento del Valle, mentre l’altro regge un modello della facciata della Chiesa di San Martino.