LA SECONDA SAGRESTIA: presenta una forma quasi quadrata, che permette a chi entra di trovarsi subito al centro di un luogo di preghiera appartato e prezioso. La parete di fronte alla porta di accesso è occupata da un monumentale altare in marmo e da due inginocchiatoi laterali in legno. Le altre pareti sono rivestite dai bancali (i “credenzini”). La cappella è coperta da una volta a botte. Anche qui gli stucchi, dal dinamismo vivacissimo e fastoso, furono opera dei Sala, fra i quali assume sempre più rilievo la figura di Gerolamo, figlio di Giovan Angelo. Ghirlande di frutti e fiori incorniciano poi le medaglie dipinte a fresco, con episodi della Passione e della Resurrezione, dal pittore clusonese Antonio Cifrondi.
Le statue marmoree dell’altare furono eseguite da Andrea Peracca, scultore originario del comasco e sono caratterizzate da forte tensione drammatica.
Nel 1692, quando venne stilato il contratto per le realizzazioni degli arredi lignei, era ormai Andrea Fantoni ad avere la conduzione della bottega di famiglia. Al loro fianco lavorò la bottega di Gian Battista Caniana.
I Fantoni crearono nell’intaglio personaggi e narrazioni, i Caniana, intarsiatori, intessendo con i colori del legno un ricamo immaginario di forme e figure ne impreziosirono gli sfondi. Il risultato raggiunto fu eccezionale e la sua forza innovativa notevole.
I due inginocchiatoi ne sono un preciso esempio in particolare quello che presenta la centro dell’alzata l’ovale con la Deposizione dalla Croce, eseguita da Andrea Fantoni come saggio per la Fabbriceria.
I “credenzini” presentano un totale di trentuno sportelli. La loro decorazione fu eseguita dai Caniana: un doppio ordine di cornici in noce inquadra tarsie popolate da conigli, cervi, scimmie, cani, uccelli dalle fogge svariate che conferiscono ai credenzini un alone fantastico, acuito dal gioco delle sfumature e delle venature del legno.
Sculture in legno di bosso, con figure allegoriche di Virtù, tutte opera dei Fantoni, modulano la superficie degli sportelli. Sopra queste delle testine dai tratti decisamente più realistici secondo la tradizione raffigurano i volti dei Caniana e dei Fantoni.
Il terzo livello degli armadi è costituito dalla complessa cimasa, sempre opera della bottega di Rovetta, che che raffigura un De Martyrum Cruciatibus, scolpito nel legno di noce e rappresentante ben trentadue scene di martirio dai tratti fortemente drammatici e di crudo realismo e dal carattere altamente scenografico ed emozionale. A queste si alternano ovali in bosso con storie del Vecchio (la vita di Mosè) e del Nuovo Testamento (la vita di Gesù).
Il piano iconografico dei credenzini è assai complesso, animato da più di ottocento figure che, in un gioco di continui rimandi simbolici ed allegorici, intessono una fitta trama di piani di lettura. E’ certo che, per le trentaquattro figure allegoriche, i Fantoni si ispirarono alle immagini raccolte nell’Iconologia dell’umanista Cesare Ripa (una copia dell’edizione del 1625 fu rinvenuta nella bottega di Rovetta).