LA TERZA SAGRESTIA: si presenta ampia, luminosa, dominata dalla raffinata decorazione del soffitto a volta a botte. Non un luogo concepito per la preghiera o la meditazione, ma piuttosto una sala di ritrovo e di rappresentanza: qui avveniva il Capitolo della Chiesa di San Martino, qui i chierici, con le personalità e i notabili di Alzano, sostavano prima delle sacre funzioni.
Tutti gli elementi architettonici del soffitto, sono coperti da statue e decorazioni a stucco, anche qui opera della bottega di Gerolamo Sala, mentre lungo l’asse centrale e nei pennacchi della volta gli affreschi di Giulio Quaglio raffigurano angeli e scene tratte dall’Antico Testamento.
Sulle due pareti lunghe sono addossati i bancali, che i Caniana progettarono con una spiccata attenzione per gli intarsi. Nell’unico spazio lasciato libero dagli stalli si trova un grande lavabo in marmo, sormontato da figure allegoriche in stucco.
Davvero notevoli sono le differenze di stile che distanziano questa sagrestia dalla precedente: là una decorazione piena, carica di simboli e rimandi allegorici; qui una dimensione estetica meno didascalica, dove il carico dei significati si alleggerisce per lasciare il posto all’elemento decorativo. Si è passati, nel volgere di pochi anni, dall’esuberanza dell’arte barocca alla raffinatezza del rococò, ad una nuova poetica del “bello”, visto come piacevolezza ed eleganza ricercata.
Nel 1694 Gian Battista Caniana assunse l’incarico per la realizzazione degli arredi lignei. Il protrarsi negli anni dei lavori permise la collaborazione anche dei figli. In particolare l’allora giovanissima Caterina, esperta negli intarsi a madreperla, realizzò in questa sala alcune delle decorazioni più raffinate, con soggetti soprattutto floreali.
I ventinove scanni sono realizzati come bancali continui, il cui sedile ha una semplice ed austera forma a parallelepipedo, mentre la ricchezza decorativa è stata tutta profusa sugli schienali. Appena sopra il sedile vi è una tarsia. Di dimensioni maggiori è la specchiatura al centro dello schienale, anch’essa concepita per ospitare una tarsia. Sopra i capitelli corinzi delle lesene si affacciano delle maschere scolpite, subito ingentilite da eleganti medaglie intarsiate che scandiscono con regolarità la fascia decorativa del fregio superiore. Nelle cimase i Caniana decisero di lasciare maggiore spazio alla tecnica dell’intaglio con vasi di gusto rinascimentale, decorati con mascheroni e contenenti foglie e frutti stilizzati.
Stupendi nel loro raffinato naturalismo sono gli intarsi sui basamenti delle lesene con una ricca varietà di fiori a volte impreziositi da uccelli, animali e frutti minutamente raffigurati. I temi vegetali vengono ripresi anche nella parte superiore. In particolare, il fregio è percorso da una fitta trama di racemi che, tra le loro volute, racchiudono una deliziosa tarsia ovale: minuscoli paesaggi sui bancali di un lato, delicate composizioni floreali con inserti in madreperla su quelli dell’altro lato.