LE SAGRESTIE: il complesso delle tre sagrestie della Basilica di San Martino non rappresenta solamente un incredibile itinerario artistico, almeno non principalmente: infatti, per chi lo immaginò e per chi lo creò fu un atto di fede. Senza tener presente questa motivazione risulta inspiegabile e confuso il dispiegarsi delle figure e dei fatti narrati.
Le sagrestie si trovano sul lato occidentale della chiesa, disposte a forma di una “L” che abbraccia dall’esterno la Cappella del Rosario. Si accede alla prima di esse dall’interno della Basilica, mentre la terza, l’ultima dell’itinerario, comunica con il palazzo Tassi-Pellicioli (attualmente sede del Museo d’Arte Sacra San Martino). Le sagrestie non rispondevano, quindi, solo a finalità di ordine pratico, conservare gli arredi sacri o consentire agli officianti di prepararsi alla liturgia, ma ne assumevano una ulteriore, più ideale, ponendosi come luogo di passaggio e di mediazione fra lo spazio esterno e lo spazio interno, fra il tempo della vita degli uomini, che scorre nella città, e il tempo liturgico e rituale del culto.
Quest’ultimo aspetto era fondamentale nel Seicento, soprattutto durante le processioni, che prevedevano l’attraversamento del paese per concludersi con il ritorno in chiesa. Al termine della processione i fedeli rientravano e attendevano l’inizio della funzione, mentre i sacerdoti, i chierici e le autorità si dirigevano nella terza sagrestia e prendevano posto sui grandi bancali. Solo i celebranti accedevano alla Seconda Sagrestia: qui la presenza dell’altare e degli inginocchiatoi permetteva di ritualizzare la preparazione alla funzione; dopodiché si spostavano nella Prima sagrestia dove venivano raggiunti, tramite un passaggio diretto, da chi si era fermato nella Terza: il corteo si riformava ed entrava in chiesa vicino all’altare maggiore.
Certamente influirono sulla decisione di realizzare un complesso così ampio anche considerazioni di carattere più pratico, quali il continuo crescente prestigio della Chiesa di Alzano e la conseguente disponibilità dei capitali necessari. Tutto questo determinò anche un incremento del numero dei suoi chierici: considerando il clero presente nei vari centri posti sotto la giurisdizione della parrocchia, è probabile che, nei giorni di festa solenne, in chiesa officiassero molte decine di sacerdoti. Il loro numero crebbe ulteriormente nel secolo successivo, quando la Chiesa di San Martino divenne Chiesa Collegiata con annesso un Capitolo di quaranta canonici. La realizzazione di tre ampie sagrestie certamente rispondeva perciò anche ad una funzione pratica di servizio.
La realizzazione del complesso delle Sacrestie ebbe inizio nel 1676. Si trattò di un cantiere complesso, poiché numerose maestranze vi lavorarono fianco a fianco, ciascuna con i propri compiti. I Fantoni cominciarono a lavorare agli arredi lignei della Prima Sagrestia nel 1679. Nella Seconda la bottega di Rovetta lavorò in collaborazione con un’altra importante famiglia di artisti del legno, i Caniana.
Le decorazioni e gli arredi delle tre sagrestie furono completate in poco più di un quindicennio. Malgrado il progetto unitario e la velocità di esecuzione, che lasciano immaginare un’apparente omogeneità stilistica, sono tuttavia assai differenti le suggestioni che i tre ambienti comunicano, al punto da testimoniare l’avvicendamento di due epoche artistiche e storiche: dall’enfasi scenografica barocca all’elegante laicità rococò.

Deposizione - Andrea Fantoni
Particolare Deposizione
Andrea Fantoni