Il pulpito fu commissionato nel 1711 dalla Fabbriceria di San Martino all’architetto Giovan Battista Caniana, dopo un concorso indetto nel 1700 a cui avevano partecipato alcune delle botteghe più importanti del cantiere alzanese come i Fantoni, i Manni e i Mezzetti. Il progetto, elaborato dalle rispettive botteghe in tale occasione, non aveva soddisfatto completamente i desideri di monumentalità della committenza, che affidò l’incarico all’architetto-ebanista Giovan Battista Caniana.
Diversamente da quanto ordinato nel contratto, che prevedeva la consegna dell’opera finita nel 1713, il lavoro proseguì con proroghe continue fino al 1751 ed altre maestranze contribuirono alla realizzazione di questo capolavoro.
Lo stesso Giovan Battista Caniana chiese la collaborazione di Andrea Fantoni per l’esecuzione del progetto architettonico e per la realizzazione della parte scultorea. Affidò ai Manni di Gazzaniga la lavorazione dell'intarsio marmoreo, riservando a se stesso il progetto architettonico e l’esecuzione delle parti lignee.
 

 

 

 

Tipologia architettonica

La tipologia scelta da Giovan Battista è simbolica: si tratta di un calice (o di una pisside), allusivo alla Coppa della Sapienza. Ogni elemento, strutturale e decorativo, partecipa alla formazione di tale simbolismo, come il ripetersi costante del numero tre in tutta la sua struttura: tre sono i tondi sul parapetto, tre sono i blasoni sul capocielo.

Lo stelo

Poggiante su un basamento ottagonale mistilineo, è arricchito e sormontato da quattro telamoni in marmo bianco di Carrara, seduti su una cornice dello snodo sotto la tazza, con i piedi puntati sullo stelo e la schiena curvata sotto il peso della coppa. Essi sono simbolo dei quattro stadi della vita umana: fanciullezza, giovinezza, maturità e senilità, ma anche incarnazione della forza fisica e mentale necessaria per sostenere la Parola durante l'intero arco dell'esistenza. Ogni statua è caratterizzata da una spiccata definizione del dettaglio fisionomico e anatomico. Nell'espressività del volto e nella tensione fisica, accentuata fino allo spasmo, Andrea Fantoni dimostra di aver raggiunto la piena maturità  artistica e tecnica.

 

La coppa

È in marmi policromi e corredata dalle statue dei quattro padri della Chiesa latina (San Ambrogio, San Agostino, San Gerolamo e Papa Gregorio Magno). Opera dei Fantoni, queste sculture sono di marmo bianco e lavorate a “tuttotondo”, con un’altezza compresa tra i 40 ed i 50 cm. Sul parapetto sono inoltre inseriti tre tondi di marmo, lavorati a bassorilievo, che rappresentano tre episodi dell’Antico Testamento:

  1. al centro, Mosè fa scaturire l’acqua dalla rupe

  2. a destra, La caduta delle mura di Gerico

  3. a sinistra, David taglia la testa a Golia.

Sono tre esempi di come Dio e la sua Parola hanno agito nella storia dell’antico popolo ebraico.
La realizzazione è dei nipoti di Andrea Fantoni, Grazioso il Giovane e Francesco Fantoni, che dopo la morte dello zio, sopraggiunta nel 1734 a lavoro non ancora ultimato, eseguirono tre dei quattro episodi da lui preparati. 
I bozzetti in creta di questi tondi, sono conservati nella Prima Sagrestia ed un calco è oggi visibile al secondo piano del museo. Era prevista la loro fusione in bronzo, ma i nipoti decisero di eseguirli in marmo, per conservare intatto il bozzetto di Andrea, che si era conquistato grande fama presso i contemporanei prima di morire
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Il capocielo

Fu scolpito direttamente da Giovan Battista Caniana, insieme alla balaustra della scala, lavorata a traforo. E’ di legno ed è costituito dal baldacchino e da una finta cortina decorativa, dipinta d'oro su fondo blu, che è raccolta ai lati della porticina d’accesso da giocosi angioletti, dipinti di bianco, ed è appena mossa dall'impercettibile alito di vento divino. Il capocielo è coronato da tre blasoni dorati, sorretti da angeli. Questi rappresentano tre simboli della potenza della Parola di Dio: un cuore, forgiato su un’incudine, simboleggia la capacità della Parola di forgiare il cuore umano; una lanterna accesa rappresenta il valore della Parola come guida e luce nel buio della vita di ciascuno; una pietra focaia percossa dall’acciarino che sprizza scintille e luce, rappresenta la capacità di Dio di far nascere vampe di vita e di divino amore dagli animi più aridi.