Il Salone d’Onore

NOTE STORICHE

Il Palazzo che sorge presso la Basilica di San Martino risale al tardo XVI secolo: si tratta della dimora dei conti Pelliccioli del Palazzo, nobile famiglia gentilizia alzanese. Già appartenuta alla famiglia Tasso-Alzani, venne in parte riedificata e abbellita tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento dai conti Pelliccioli. Quando il casato si estinse nella seconda metà del Settecento, l’edificio venne ereditato dalla famiglia Angaran e successivamente venne acquistato dai conti Gritti-Morlacchi e da questi poi ceduto, nel 1854, alla Fabbriceria di San Martino. Nel 1866 l’edificio divenne sede e, dal 1872, proprietà̀ comunale, mentre nel 1933, su progetto di Luigi Angelini, il Salone d’onore venne restaurato per divenire sede del Consiglio Comunale. Solo nel 1952 il complesso tornò in proprietà̀ alla Parrocchia di San Martino e dal 1992 parte del palazzo ospita il Museo d’Arte Sacra San Martino.

L’AFFRESCO

La grande sala, di forma rettangolare, presenta una volta a padiglione riccamente decorata a cornici in stucco che racchiudono al centro un affresco settecentesco. Si tratta di un’opera dal soggetto mitologico attribuibile probabilmente all’artista ticinese Giuseppe Orelli, all’epoca operante in basilica ed in altri edifici del territorio alzanese. Vi appare raffigurato l’Olimpo con un gruppo di divinità̀, fra le quali si riconoscono al centro Giove con la sua aquila e Giunone con il pavone e, fra soffici e vaporose nuvole, Marte, Minerva, Bacco, Nettuno col tridente ed Ercole con la sua clava. Quest’ assemblea divina accoglie Venere, che sopraggiunge accompagnata dal piccolo Cupido e dalle sue simboliche colombe: si tratta probabilmente di un’allegoria dell’amore e della concordia familiare che fugano ogni discordia e dissidio, che appaiono rappresentate simbolicamente da due figure dai capelli scarmigliati che fuggono allontanandosi dal nobile consesso.

IL CAMINO

Il camino monumentale risalente alla fine del Seicento, realizzato in pietra arenaria e stucco, appare ricco di figure intagliate, mensole, girali floreali e fregi ornamentali vari. I piedritti presentano interessanti protomi leonine in arenaria e il massiccio architrave presenta elementi decorativi geometrici e floreali. Il coronamento superiore presenta una serie di figure a stucco in altorilievo, mentre nel riquadro centrale due sfingi sovrastate da due putti che reggono un mascherone contornano un ovale profilato entro cornici dorate. Al suo interno è raffigurata un’immagine alata che, sullo sfondo di alcune rovine, si serve di uno specchio ustorio per convogliare gli ardenti raggi di un sole dall’immagine antropomorfica e così dar fuoco ad una pira composta di tronchi lignei accatastati. Nella cimasa, tra un motivo a girali floreali, altri putti sorreggono lo stemma del casato. Il riquadro centrale è poi affiancato da due cariatidi dal profilo di erme, mentre sulla mensola del camino stanno due grandi statue in stucco che raffigurano l’una Ercole che vince il Leone Nemeo e l’altra lo stesso Ercole che cattura le giumente antropofaghe appartenenti al re Diomede di Tracia.