Andrea Fantoni

La nascita della Vergine

La Cappella del Rosario nella Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo ospita una delle prime opere realizzate nel marmo da Andrea Fanoni, un artista che proveniva da una lunga tradizione di magisteri a lignamine. Si tratta del paliotto del monumentale, dove statue e marmi preziosi fanno da cornice ad una lignea Madonna con il Bambino, vestita secondo il gusto popolare dell’epoca.

La lastra è in marmo bianco di Carrara e colpisce per la sua raffinatezza e la vivacità del racconto.

Non sappiamo quanto Andrea si fosse esercitato a lavorare il marmo prima di giungere alla realizzazione di questo paliotto. Si tratta comunque della sua prima opera importante compiuta nella difficile tecnica scultorea. In effetti è con certezza databile, grazie alla precisione con cui la bottega Fantoni teneva il libro degli ordini: l’incarico fu affidato ad Andrea il 26 marzo 1698. Nelle note si citano infatti le opere di scultura per l’altare della cappella della Madonna del Rosario. E’ l’epoca in cui Andrea (succeduto al padre Grazioso nella direzione della bottega dei Fantoni) è impegnato negli arredi lignei della Seconda Sacrestia, la cui esecuzione si protrarrà fino al 1701.

In effetti, sono evidenti alcune corrispondenze con gli episodi raffigurati negli ovali in legno di bosso che ornano le cimase dei credenzini della sagrestia: basti pensare ai riccioli delle nuvole sopra la partoriente, simili a quelli presenti in diverse scene quali Il passaggio del Mar Rosso o la Deposizione.

Il diverso formato e il maggiore spazio a disposizione offre poi ad Andrea la possibilità di una composizione più ariosa e complessa maggiore respiro di azione, ma gli consente anche di sottolineare con maestria i particolari, dalla ricchezza dei panneggi all’espressività dei volti.

Andrea mostra già una notevole padronanza del materiale e riesce a rendere spazialmente profonda e dinamica la scena attraverso gli elementi prospettici, ma anche variando sapientemente la qualità del rilievo, passando da figure ad altorilievo, quasi a tutto tondo, fino ad elementi caratterizzati da bassorilievo appena sottolineato, quasi disegnato.

L’ARTISTA

Andrea Fantoni, nato a Rovetta in Alta Valle Seriana nel 1659, appartiene ad una famiglia di scultori e, in particolare, intagliatori in legno, a lungo ampiamente attivi nel territorio bergamasco. Andrea giunse ad Alzano al seguito del padre Grazioso il Vecchio, che nel 1690 aveva sottoscritto il contratto per la realizzazione degli arredi della Prima Sacrestia della Basilica di San Martino. Grazioso diede l’impulso decisivo all’affermazione dell’attività produttiva e al suo assumere, sempre più, anche un forte spessore culturale. In effetti Andrea, che alla morte del padre nel 1693, assunse la guida della bottega, aveva avuto un’ottima preparazione artistica, iniziata presso la scuola di Pietro Ramus e proseguita anche attraverso un soggiorno a Parma. Oltre alle opere e arredi per le chiese alzanesi, L’attività della bottega fu proseguita da Francesco Donato (1726 – 1787), figlio di Gian Bettino, e dal cugino Grazioso il Giovane (1713 – 1793) e si concluse, protraendosi fino agli inizi dell’Ottocento, con il figlio di quest’ultimo, Donato Andrea (1764 – 1817).
La bottega dei Fantoni (che comprendeva i fratelli Donato, Giovan Antonio, Gian Bettino e Giovanni) lasciò significativi esempi della propria arte anche in numerose località bergamasche e nella stessa Bergamo, come il Confessionale per la Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo e le opere marmoree per la Cattedrale di Sant’Alessandro.

L’OPERA

La Nascita della Vergine, ripresa dall’apocrifo Protovangelo di Giacomo, si presenta come una scena di realistica intimità familiare. Le figure disposte secondo una linea obliqua donano a tutto l’insieme un deciso dinamismo, che guida l’osservatore a svelare gradualmente la ricchezza della raffigurazione.

Al centro un gruppo di quattro donne circonda con sollecitudine Anna la quale seduta, tiene sulle ginocchia la neonata Maria. Il suo braccio destro sorregge con cura la bimba, mentre l’altra mano sorregge con grazia femminile il panneggio dell’abito. Madre e figlia sembrano perdersi in un muto e profondo rapporto di sguardi.

Presso di loro una giovane donna inginocchiata versa con cura da una brocca acqua in un catino. Questo particolare dell’acqua versata in un bacile rimanda ancora una volta ad altre scene fantoniane della Seconda Sagrestia: La cena in casa del fariseo e La samaritana al pozzo. Anche qui il fluire rinvia al suo valere vivificante e purificatorio. 

Completano il gruppo altre tre donne, che formando quasi un unico insieme tanto sono ravvicinate, appaiono pronte ad aiutare Anna con sollecitudine porgendole dei panni . 

Particolarmente efficace il complesso, luminoso gioco dei panneggi, che donano vitalità alle figure, e il gioco dei piedi delle donne, disposti a raggiera, in grado di fare da perno comunicante movimento a tutta la composizione

A margine della scena Gioacchino è seduto in disparte e guarda rapito la scena che davanti a lui si sta svolgendo. Con il capo teso in avanti sembra voler vedere la figlia al di sopra della donna inginocchiata. Questa è forse la figura più affascinante di tutto il paliotto nel suo rilevare una forte tensione emotiva  a cui si aggiunge la capacità di restare umilmente in disparte in attesa che i tempi del mistero della Salvezza si compiano: il tempo dell’attesa non è ancora infatti terminato con la nascita della figlia.

Sul fondo, caratterizzato da membrature prospettiche, una giovane sta asciugando un telo al fuoco del camino e si ritrae realisticamente al calore della fiamma del fuoco . In alto, seguendo la gradinata alla base della quale è posizionato Gioacchino, un vano in lontananza ospita un rimando alla scena della nascita. Anna, secondo l’iconografia tradizionale, è adagiata sul letto mentre due donne l’assistono. Delle colonne del baldacchino del letto vediamo però solo la parte inferiore, poiché scompaiono nelle nuvole. E’ in effetti qualcosa di più di una nascita, già di per sé evento miracoloso, è la nascita della Madre di Dio. Per sottolinearlo i cieli si avvicinano, invadono lo spazio domestico della scena, rivelano la presenza del divino: fra le nuvole filtra un raggio di luce che indica Anna e la storia di Salvezza a cui sta dando inizio.

IL SIGNIFICATO

Sul lato opposto del pannello rispetto a quello in cui è raffigurato Gioacchino, fra due colonne, irrompe in scena in tutta fretta un’altra figura femminile che porta un’anfora. Siamo all’estremo opposto della line a diagonale che attraverso il gruppo centrale con Anna e Maria, conduce a Gioacchino. La donna e l’uomo sono all’opposto negli atteggiamenti. E’ assai probabile un aspetto simbolico: la fretta di chi vuol rendersi utile rimanda alla Vita Attiva, che si contrappone, ma anche si completa nel rinvio alla Vita Contemplativa, sottolineata dalla posa di Gioacchino. Si richiamano così, nella scelta che il fedele è chiamato a compiere, figure care alla tradizione biblica: le mogli di Giacobbe, Lia e Rachele, nell’Antico Testamento, e Marta e Maria, nel Vangelo.

In quel vaso, che appare a prima vista un aspetto così concreto ed umano di sollecitudine femminile, si nasconde in realtà il significato più profondo dell’intera immagine e del ruolo predestinato della neonata con il suo rimando al “Vaso spirituale” del ventre di Maria pronto ad accogliere il Salvatore.

a cura di Riccardo Panigada (Conservatore del Museo d’Arte Sacra San Martino)